Cristina Mercuri Wine Educator, diploma WSET e insegnante, aspetto quello dell’insegnamento che intende rafforzare anche in futuro.

Si occupa di comunicazione per le aziende e di progetti di formazione di alto livello

Cristina non ha bisogno della mia presentazione. E se un pò mi conoscete sapete che fatico a trovare le parole quando mi trovo davanti a vini che mi colpiscono particolarmente e persone per le quali nutro stima.

In questa intervista Cristina si racconta, dal suo primo assaggio al duro percorso per diventare Master of Wine.

Il tuo primo incontro con il vino, il ricordo anche non sensoriale del tuo primo assaggio

Nella maggior parte delle esperienze la prima volta non è mai positiva. Mettiamo il fatto che il vino è un prodotto acido ed è un prodotto alcolico quindi la prima esperienza con il vino difficilmente è positiva. Hai la percezione di sentire qualcosa di eccessivamente asprigno. 

La primissima esperienza con il vino risale a quando ero relativamente piccola perché la mamma mi faceva giocare con un goccio di Moscato d’Asti in un bicchiere d’acqua. Mi faceva compagnia, nel senso che per me era un’esperienza legata al gioco. Vedevo lei in atteggiamento di festa che beveva insieme agli altri commensali e io mi sentivo parte della famiglia, e di una bella esperienza. 

Ho iniziato poi ad apprezzarlo in età maggiore, in età adulta sempre però non preferendolo ai superalcolici. Molti si vergognano anche a dirlo ma partono dall’apprezzare più facilmente un superalcolico, la vodka soprattutto, poi passano all’esperienza del fermentato. 

Il vino che mi ricordo con più emozione è uno Champagne che risale a uno dei miei primi assaggi. Non ricordo la marca, ma quel vino mi ha fatto capire che il mondo dello Champagne poteva essere per me una passione. 

Poi è successo quello che è successo e da una passione meramente curiosa è diventata lavoro. 

Il ricordo più emozionante legato al vino 

È stato un ricordo abbastanza commovente non legato necessariamente alla compagnia alla serata, ovviamente c’era anche un fattore emotivo ma la commozione era legata proprio alla degustazione. Era un Barbaresco ed era un Barbaresco molto risalente perché degli anni 70. Dopo averlo decantato, aspettato, nel calice si mostrava come qualcosa di eternamente variabile. Non importa quanto tempo stesse nel calice, ogni volta che andavo ad assaggiarlo mutava, si arricchiva, evolveva nonostante mantenesse un’acidità ancora vibrante un tannino ancora presente, setoso e risolto. Avevi la sensazione di una beva estremamente elegante, estremamente composita. È stato qualcosa di commovente. Io onestamente non potevo immaginare che un vino potesse essere così vivo è così mutevole. È stato molto bello. 

Il ricordo più effervescente

Mi sono divertita tanto in tante feste in barca con gli amici. In queste feste si portano casse e casse di spumante o Champagne. Il mio ricordo effervescente è legato all’estate, agli amici, al mare, all’acqua salata. 

Un aneddoto legato al vino

È collegato alla mia esperienza come Master of Wine student e al fatto che del vino più che bere devi studiare. Tanti mi dicono che per conoscere il vino devi bere tanto, non è vero. Il vino lo devi studiare, se poi lo bevi molto meglio, ma il vino va sopratutto studiato. C’è un buon 70% da apprendere dai libri e il resto dai calici. 

Devi però berlo con coscienza e cognizione di causa, non ti devi ubriacare. 

Un aneddoto che racconto sempre è quello della mia primissima simulazione d’esame. Io arrivavo già con un diploma WSET,  quindi con una una mole di studio non indifferente. In simulazione avevamo unaMixed Bag: i 12 vini potevano essere una parte frizzanti, una parte rosé, una parte dessert, una parte fortificati, oltre che bianchi e rossi. 

Tra i 12 samples c’era un Clairette de Die, mai assaggiato in vita mia. Però dalle caratteristiche del calice, dalla beva, dalla conclusione che ho tratto, dal pensiero anche per esclusione, ci sono arrivata. 

Quindi l’aneddoto che racconto sempre è che non importa avere assaggiato il mondo, importa aver studiato il mondo. 

Cristina Mercuri Wine Club

Raccontami la tua vita.

Sono toscana, ho fatto Giurisprudenza e mi sono laureata con il massimo dei voti e prima del tempo. Ero proprio una secchiona, mi piaceva studiare. Ho iniziato a fare la pratica in Toscana e l’ho odiata fin da subito quindi ho pensato bene che trasferirmi a Milano poteva essere un’ottima idea. Facevo cose stragiudiziali, per studi molto grandi e per un periodo effettivamente è andata bene così. 

Poi però mi sono resa conto che non ero felice, ho cercato di farmi piacere la professione in tutti i modi perché era qualcosa su cui avevo studiato tanto, la cosa che rendeva felice la mia mamma, una cosa che volevo fare. Ho cambiato molti studi e nel 2011 sono diventata Inhouse di Danone. 

Non trovavo nessun tipo di gioia nel mio lavoro, anzi diventava una pena. Già nel 2008 avevo iniziato a studiare il vino in maniera più seria. Nel 2015 finisco il terzo livello del WSET e inizio il Diploma Level. 

Ho preso il coraggio a quattro mani, ho mollato la professione per dedicarmi solo al vino. Soprattutto nei primi tempi, la mia intenzione era dedicarmi allo studio. Sapevo che avrei affrontato mesi di “stringere la cinghia, pane e cipolla”, ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena. Per me lo studio è l’arma del nuovo millennio, l’informazione è l’arma più tagliente di un coltello. Volevo studiare, volevo affermarmi in questo settore. So che ancora non sono nessuno, ma continuo a studiare, e spero tra qualche anno di poter dire ok di vino un pò ne capisco. Questa è la mia storia. 

Quando prendi la strada giusta lo capisci, poi le cose belle accadono. È come quando apri la finestra ed entra l’aria buona. Fai la scelta giusta e il mondo ti risponde col sorriso. 

Ci sono giornate dure, difficili. Questo dipende molto anche dalle persone di cui ti circondi. La scelta che ho fatto è stata una scelta di rispetto della mia indole. Oggi è una vita migliore di quella di prima. 

Raccontami la  tua storia senza vino. 

Io vivo per il vino. Io studio il vino tutti i giorni, io penso al vino tutti i giorni, sono immersa nel vino, non letteralmente purtroppo, però è la mia ragione di vita. 

Senza vino probabilmente mi dedicherei agli animali. Qualcosa di connesso agli animali, di benefico per loro. 

Non ho idea di come sarebbe la mia vita senza vino. 

Stati d’animo ed emozioni provate nel prendere la decisione di passare al mondo del vino

Sollievo

Sai perché? Era dal 2013 che mi sentivo infelice. Non sapere quale fosse la strada da scegliere, come risolvere una situazione infelice, mi dava un senso di angoscia, paura, inquietudine. 

Io ero molto inquieta, mi si leggeva in faccia. Mia madre era veramente preoccupata per me. 

Una volta che io deciso mi sono sentita sollevata e sono diventata una persona più serena, più sorridente, più libera. Il resto è stata meramente una questione logistica. Lasciare il lavoro a farne un altro è logistica, il grosso è scegliere. 

Cosa cerchi di trasmettere durante le lezioni?

Cerco di trasmettere degli strumenti. La prima cosa che dico e l’ultima cosa che dico, quindi all’inizio del percorso formativo  è: ragazzi non sapete niente e probabilmente continuerete a non sapere niente, ma in questo percorso avrete imparato a porvi dei dubbi, farvi delle domande, a trovare gli strumenti che vi daranno le risposte. Il compito di un buon insegnante è di modificare il mindset dei ragazzi in modo che abbiano gli strumenti, che sappiano cercare tra le fonti le risposte alle proprie domande. Ogni giorno ci saranno domande nuove e risposte nuove che potranno cercare ma quello che cerco di trasmettere è il saper districarsi in un mondo che è veramente molto ampio. Quello che io trasmetto è l’approccio organizzato, sistematico e logico allo studio di una materia. 

Alla cieca puoi decifrare un vino perché hai un approccio logico-sistematico. Puoi trovare una risposta, hai gli strumenti per andare a cercarla. 

Il buon insegnante è quello che sa trasmettere il mezzo non il risultato. I miei alunni alla fine di un corso sono diversi,  hanno un approccio al vino finalmente critico, hanno più domande che risposte, hanno la capacità di pensare, hanno la capacità di ragionare su un calice e questa è la mia grande soddisfazione.

L’aspetto più difficile del tuo percorso

Nel percorso del Master of Wine è tutto difficile, è tutto molto grande e la difficoltà più grande è vedere le cose nel suo insieme, per cui ti trovi davanti a una montagna e la prima sensazione è di sgomento. Si deve saper spezzettare questa montagna e cercare di approcciarla in una maniera sistematica. Si deve cambiare il proprio stile di vita perché la tua vita ruota intorno allo studio. Devi sapere che ogni giorno dovrai studiare almeno 2 ore in tempi di calma poi sotto esame tutto il giorno tutti i giorni, sapere che ogni fallimento non è un fallimento ma un insegnamento. Devi accettare la vastità del programma, saper accettare i fallimenti, accettare il cambiamento, perché questo percorso ti cambia. 

Con quale produttore di vino usciresti a cena

Con qualcuno che fa Champagne, che mi faccia assaggiare qualcosa dalla cantina. Oppure un produttore di grande attenzione al terroir o vinificazione al quale io possa fare domande molto tecniche e specifiche. 

Se dovessi abbinare dei vini a delle canzoni?

Abbinerei lo Champagne Pierres Peter Esprit du vintage 2013 alla canzone This must be the place dei Talking Heads

David Duband Nuits-Saint-Georges a The killing Moon

Pas Dosé Lini 910 ad America di Gianna Nannini

Wine Club