Tutte le favole di quando ero bambina terminavano con… e vissero felici e contenti.

Su questa felicità costruivamo tutti i nostri sogni. Quando Elena Walch si sposa, ancora non lo sa che il suo amore, di li a poco, sarebbe raddoppiato.  All’amore per la famiglia affianca un altro grande amore, quello per il vino e scrive una nuova favola.

Il mondo del vino è un mondo che ha sentito subito suo? 
Il mio primo incontro con il mondo del vino che mi ha fatto ” svegliare” , è stato quando, dopo il matrimonio siamo venuti ad abitare in azienda qui a Tramin/Termeno in Alto Adige
La famiglia di mio marito, viveva qui già da diverse generazioni. 
Al piano terra e nei sotterranei, cantina, ai piani superiori, abitazione. Era romantico, sì, ma anche impegnativo.
Ma a settembre, quando si svegliava la cantina e arrivavano i primi trattori con le uve, ed il viavai di contadini, ecco, mi si è aperto il cuore e mi ha incuriosito questo mondo a me sconosciuto.
Lei ha fatto architettura. Un mondo molto maschile. Cosa ha fatto emergere in lei questo rapportarsi con gli uomini e l’ha fatta diventare una delle donne del vino italiane?
Non avevo mai fatto distinzione tra uomo e donna, era abituata a studiare con ragazzi e non mi sembrava nulla di particolare. Ecco perché il mondo maschile non mi ha mai impressionato.
L’azienda ha il suo nome. Perché? 
Poiché l’idea di vinificare i singoli vigneti, tra l’altro bellissimi e ben delimitati, era mia. Volevo che la produzione portasse il mio nome, anche per sentirmi maggiormente coinvolta in prima persona. Dopo un pò di convincimenti mio marito ha acconsentito e così è partita la mia storia e quella dei vini Elena Walch.

Architettura e mondo del vino. Ci sono delle affinità?

Gli architetti sono persone curiose, amano creare e inventare e qui, nella nostra realtà ho trovato la possibilità di creare qualcosa di nuovo, cioè di legare strettamente un prodotto alla terra di provenienza ed il prodotto era unico e limitato. Non mi interessava produrre tanto, ma doveva essere impeccabile ed indimenticabile.
Il primo ricordo legato al vino? 
A tavola, a pranzo, non mancava mai la bottiglia che mi piaceva sia per la sua forma armonica che anche per il suo decoro di paglia. Ma non ricordo il primo assaggio.
Cos’è il vino per lei? 
É storia ed emozione di chi l’ha prodotto dando il suo meglio. E per fortuna esempi validi ce ne sono moltissimi.
Il ricordo più emozionante legato al vino
Quando ho scoperto che il ragazzo che mi piaceva era vignaiolo.

Un aneddoto legato al vino che le sta a cuore? 

Che emozione la prima volta quando ho visto apparecchiati davanti a me dieci calici di vino.
Mi racconti la sua storia senza vino.
Quando si inizia un percorso si è coinvolti fino in fondo. Se non fossi diventata vignaiola, avrei continuato la mia strada come architetto. Ma ora che conosco il vino, questa esperienza favolosa mi sarebbe veramente mancata.
Mi parli del territorio dei suoi vini, lei ha molto insistito sul legame vino-territorio.
L‘Alto Adige è una terra baciata dalla natura in tutti i suoi sensi e io volevo far conoscere al mondo ciò che da noi cresceva e veniva allevato con tanta attenzione e passione. I nostri due vigneti più importanti, la Vigna “Castel Ringberg” e la “Vigna Kastelaz” sono due vigneti molto diversi ma sempre con una particolarità: Castel Ringberg è un punto d’incontro di diversi terreni dell’areaglaciale: Pietrisco dell’Adige sulle parti più ripidi, calcarei con dolomite sulle superficie maggiori e con qualche terreno morenico a diversi punti. A Kastelaz invece è soprattutto l’estremità del vigneto a renderlo unico: con sessantatré gradi di ripidità, tutto terrazzato e girato verso sud – eccezionale dalle nostre parti – sempre aerato e di sera con venti freschi dalla montagna – è il nostro gioiello per il Gewürztraminer.
Mi racconti i suoi vini 
Cerco di produrre vini che possano raccontare una storia, che possano parlare del loro territorio d’origine. Non devono essere perfetti, ma devono avere un’identità, parlare non soltanto dell’Alto Adige, ma anche della nostra famiglia e passione. Ovviamente i nostri vini riflettono l’identità della nostra regione, dimostrando mineralità e freschezza, ma anche complessità e finezza che spesso nasce nel suo vigneto d’origine.
Chiama i suoi vini gioielli.
Ovviamente, lo sono. in particolare il Gewürztraminer Vigna “Kastelaz”
Consapevolezza.
Il concetto di sostenibilità rappresenta un punto focale nella nostra produzione, ciò che si riceve dal vigneto, va restituito. Biodiversità in vigna, compost da noi prodotto,  leguminose seminate. Il terreno viene così stimolato affinché produca i minerali necessari ad uno sviluppo della vite, sviluppando le giuste difese immunitarie.

I nomi di alcuni suoi vini: cashmere, istrice.

La scelta dei nomi dei vini non è casuale e così Cashmere, il vino passito dolce, ti ricorda una lana pregiatissima, calda, morbida ed elitaria, mentre Istrice già nel suono ti ricorda un gusto severo ed in effetti è un Cabernet.
Le sue figlie l’hanno seguita, come le ha appassionate e rese partecipi?
Ho avuto la fortuna di fare ciò che mi piaceva e le ragazze si sono accorte che lavoravo con piacere e non con fatica. É stata una loro scelta quella di entrare in azienda, chiaramente con mio grande piacere. Le vedo lavorare con passione e grande impegno.
Il vino che più le assomiglia?
Tra i vini di Elena Walch èi l Gewürztraminer.
Lei lavora in una cantina ricca di storia.
E ne sono fiera, anche se ho dato una svolta e dovevo impegnarmi con energia.
Aneddoti legati ai suoi vini Elena Walch?
Uno scrittore ha bevuto una bottiglia della nostra Grande Cuvée “Beyond the Clouds” in un ristorante noto in Finlandia. Quando è partito, ha lasciato la seguente notizia: “Il cibo era ottimo, ma il vino è stato beyond the clouds!”
Se i suoi vini fossero delle opere?
Un concerto grosso.
Julia Elena Karoline Walch