L’eccellenza nascosta nell’ordinario: un viaggio alla riscoperta dello spumante.

Michelangelo Buonarroti ha 22 anni quando gli viene commissionata La Pietà.

Per la sua opera sceglie le cave di marmo di Carrara. Diventeranno il luogo in cui l’artista si fornirà di materia prima nel corso della sua vita. Se in un primo momento affida ad altri l’estrazione dei pezzi di roccia dalla montagna, si narra che, ad un certo punto, Michelangelo si dedicò personalmente a questo lavoro.

La scelta ricadeva su quel pezzo che, nella sua mente era già una figura. Così quel marmo definito “ordinario” viene plasmato da Michelangelo e trasformato in qualcosa di straordinario. La fredda materia prende vita.

Uno spumante Straordinario: la storia di un produttore di vino eccezionale

Il desiderio di rendere straordinario questo luogo e questo materiale accompagna nel tempo anche Francesca, titolare della cava di marmo Fantiscritti-Ravaccione, che, tra queste pareti bianche e fredde porta a termine il suo progetto: una cantina di affinamento del suo metodo classico.

Poche bottiglie restano accatastate per un periodo che va dai 9 ai 60 mesi ad una temperatura compresa tra i 14 ed i 16 gradi. Questo spumante conserva tutto il fascino del metodo classico, pupitre e remuage manuale.

Le bottiglie portano un’etichetta in rame con il nome “Straordinario”, al collo una sorta di collana di perle e il vetro è rivestito di marmettola.

Alcune riposano in una vasca di Torart, altre sono confezionate in una scatola di legno con un coperchio scorrevole in marmo di Carrara.

Piccoli e preziosi dettagli: così nasce Straordinario

Sono venuta a conoscenza di questo progetto grazie ad un fotografo di Parma, in questa zona a caccia di scatti, Andrea Bolzoni, che mi ha gentilmente fornito i contatti e le fotografie. Nell’intervista a Francesca, l’ideatrice del progetto, altri curiosi dettagli sulla nascita di questo spumante straordinario.

Spumante straordinario affresco cave

Cava di marmo. In una parete un affresco raffigurante il giudizio universale

Il suo primo incontro con il vino

Sono praticamente astemia…

Come nasce questo progetto?

Lo “Straordinario” è nato per sfida: una sera durante una cena di famiglia ho detto al mio babbo “Voglio fare il prosecco in cava!”. Lui mi ha risposto “Te non sei da prosecco…sei da champagne!”. Da qui l’idea di uno spumante metodo classico e di chiamarlo Straordinario. Il compagno di mia madre è enologo e produce vino da anni, è stato lui ad aiutarmi nella messa in opera.

Straordinario, perché questo nome?

Il nome deriva dal fatto che il marmo bianco Carrara viene brutalmente chiamato bianco ordinario. Ma ne esce sminuita la sua qualità. Io ho sempre odiato quel nome, infatti i blocchi che escono dalla nostra cava sono timbrati “Straordinario” perché quello è il nome che dovevano attribuirgli dal principio. Così il nome del vino: nulla è più adatto.

Me lo descrive? 

Lo Straordinario è ottenuto da uve Vermentino dei Colli del Candia, un vitigno piantato qua 2000 anni fa dagli schiavi che i romani avevano portato dalla Corsica per lavorare nelle cave. È un’uva che ha l’età di Cristo! Il vino dei Colli del Candia si riconosce perché ha un gusto tutto suo, e io adoro le cose uniche e questo vino lo è…un pò come l’Aleatico dell’Elba che quando lo bevi non lo scordi più.

Una parola del mondo del vino che le piace

L’unica parola del mondo del vino che conosco è in vino veritas…per cui se ti ubriachi cuciti la bocca che è meglio!

Spumante Straordinario lavorazione

All’interno della cava di marmo, le varie fasi della lavorazione

Con quale produttore di vino uscirebbe a cena? Perché?

Tra i produttori di vino con cui uscirei c’è Dom Perignon….perché si sa in compagnia prese moglie un frate! Scherzi a parte conoscerei volentieri il creatore di Abissi, perché lui il vino lo fa sotto il mare ed io nel cuore della montagna.

Se il suo vino fosse una canzone?

Se il mio vino fosse una canzone sarebbe: “Una Miniera” dei New Trolls. Tu quando tornavo…eri felice di rivedere le mie mani, sporche di fumo, piene d’amore…

Se fosse la scena di un film?

Se fosse la scena di un film sarebbe del Re Leone, quando il babbuino solleva Simba per mostrarlo, appena nato, agli altri animali della Savana.

E se invece, fosse un’opera d’arte?

Se fosse un’opera d’arte sarebbe senza ombra di dubbio “Il bacio” di Klimt.

 

Ringrazio per la fotografia Andrea Bolzoni www.aboh.it

Ringrazio Francesca titolare di www.marmotour.com