Quali sono i vini più rari del mondo?
Una selezione di aziende particolari, che producono etichette rarissime, un viaggio attraverso 5 continenti alla scoperta dei vini più rari e più particolari della terra. Superfluo dire che vorrei visitarli tutti…
Il vino etrusco
Il nostro viaggio parte dall’Italia, più precisamente da Arezzo. Qui Francesco Mondini, dell’azienda bio Tarazona Miriam produce ogni anno 500 bottiglie di vino etrusco.
Francesco possiede duemila metri quadri di terreno con vigneti piantati anche settant’anni fa dal nonno. Su questa terra coltiva Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo, Albana, Trebbiano e Malvasia. Qui inizia una sperimentazione durata circa 14 anni a cui hanno partecipato archeologi, geologi e agronomi. Nel 2003 il primo tentativo di vino etrusco.
La vinificazione avviene in orci da 320 litri fatte a mano, le cui superfici interne vengono trattate con cera d’api. Le orci vengono interrate e al loro interno il vino fermenta e riposa da uno a quattro anni. In cantina la musica etrusca fa da sottofondo ai vari processi di vinificazione.
Nerum, di cui un esemplare è conservato al British Museum di Londra, è un prezioso vino che dopo 3 anni di vinificazione sotto terra e 6 mesi in cantina viene racchiuso in un anfora di 1,5 lt, smaltata e decorata con oro zecchino e con una moneta risaltente al 300 a.C. Gli esemplari prodotti sono solo 80.

Il vino sciamanico
Avete mai sentito parlare di vino sciamanico? Lo produce Mark Cassar, titolare a Siggiewi, Malta, della Maison du Vin Naturel.
Mark era un manager che lavorava tra l’Africa e l’Europa. Dopo un periodo di forte depressione, decise di acquistare dei terreni, proprio a Malta, lungo la costa, tra questi una vecchia vigna. Qui diede forma al suo sogno, quello di produrre vini nel pieno rispetto della natura e senza solfiti.
Permacultura senza pesticidi ed erbicidi, biodinamica, approccio sostenibile, grande biodiversità. Il vino fermenta nelle Qvevri, in argilla caucasica ricca di oro, argento e magnesio, prodotte da George Kopadze di Shroa, in Georgia.
“Dobbiamo trovare un sistema per rimettere la vibrazione, la risonanza in ciò che beviamo e mangiamo. Anche l’anima deve mangiare, così come i nostri pensieri, l’agricoltura deve sempre tenere in considerazione una cosa importante: non uccidere!. Il vino è un alimento che si condivide e che mette tutti sulla stessa lunghezza d’onda, se c’è qualcosa di sintetico nel vino, questa magia non funziona. Il mio intervento è sempre minimo.”
È la frase che racchiude la filosofia di Mark sia in vigna che in cantina. L’azienda di Mark ha suscitato anche molto interesse per la produzione di un vino particolare, il Sacrum. ottenuto da una trasformazione fisica e trascendenza spirituale, con l’utilizzo di cannabinoidi estratti dalle cime della canapa che aiutano il vino a rallentare il processo di ossidazione, conferendo un maggior equilibrio strutturale. Contiene THC; CBD 2,2 ng/ml e CBDA 43,8 ng/ml ; 12 ng/ml.

Il vino della Geria di Lanzarote

Il primo vino rosso d’Irlanda

Il vino che nasce dai coralli a Rangiroa

Il vino dell’Himalaya
Una viticoltura decisamente eroica.

Il vino di Red Mountain, Birmania
Insolito luogo di viticoltura anche la Birmania. Qui, a più di 1000 metri s.l.m., nella valle del lago Inle, si trova il vigneto di Red Mountain Wine, un’azienda vinicola in parte francese, in parte birmana e in parte italiana.
Dopo anni di studi climatici e geologici, nel 2002 viene sbancata la collina e piantati i vitigni. La scelta ricade su: Pinot nero, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Blanc, Moscato, Tempranillo, Shiraz, Merlot, Gewurtraminer.

Il vino norvegese
In Norvegia troviamo il vigneto più nordico del mondo: Lerkekåsa. Le viti sono state piantate nel 2007 di fronte al Lago Norsjø, a due ore da Oslo, nel sud della regione, in una posizione geografica che garantisce temperature miti, nonostante si trovi alla stessa latitudine di Siberia, Alaska e Groenlandia meridionale.
Lerkekåsa è il progetto di una coppia, Joar Saettem e la moglie Wenche Hvattum. Entrambi dedicano la loro vita alla vigna.
Si tratta di circa 15 ettari che ospitano 1000 piante di vite per differenti varietà di uva, tra cui Merlot, Rondo, Kuzminski, Golubok, Chardonnay, Solaris, Valiant.
Il vino del cimitero
Forse il luogo più strano per prendersi cura della vite e produrre vino è il cimitero. Succede negli Stati Uniti, nella East Bay in California. Qui si trova l’unico vigneto al mondo all’interno di un cimitero cattolico.
Tutto ha inizio nel 2006 e si trattava di un esperimento di giardinaggio. Per risparmiare sui costi di abbellimento del cimitero hanno deciso di piantare viti anziché erba. Pinot Nero e Chardonnay i vitigni scelti.
La prima vendemmia e successiva analisi ha sbalordito tutti. Così si è deciso di iniziare la produzione. La vigna è gestita dall’enologo Shauna Rosenblum di origini ebraiche e da un Padre cattolico, Jayson Landeza. Il progetto ha ottenuto la benedizione del vescovo Mons. Allen Vigneron.
Più recentemente è stata prodotta una linea di vini “riserva”, chiamata “Vigna del Vescovo”. coltivano e benedicono un vigneto che cresce in un cimitero.


