L’Italia è un paese che dispone di un patrimonio ampelografico davvero unico e incredibile. Sono più di 400 le tipologie censite e alcune hanno nomi bizzarri e curiosi.

Da dove arrivano certi nomi?  A volte dall’aspetto dell’uva, dalle caratteristiche della buccia, altre volte il nome deriva dall’acidità o dai profumi, altre ancora prende spunto dall’aspetto dell’uomo. Ho selezionato per te una carrellata di vitigni dai nomi singolari dal nord al sud dell’Italia.

  • Nebbiolo, deve il suo nome alla pruina presente sulla buccia, talmente presente che l’acino sembra avvolto dalla nebbia.
  • Schioppettino è così chiamato per il fatto che, gli acini, masticati, scoppiettano per via della buccia spessa.
  • Dalla buccia spessa deriva anche Durella
  • Molinara deve il suo nome alla copiosa pruinosità che ricopre la buccia. Sembra infarinata. Per questo soprannominata “uva del mulino“. La Molinara è anche conosciuta come Ua Salà grazie al suo particolare equilibrio che, senza fare risaltare acidità e tannini, finisce per sottolinearne la sapidità e l’eleganza.
  • Nosiola regala al vino profumi di nocciole tostate
  • Il Mammolo genera un vino dal profumo di viola mammola
  • Peverella  il nome si rifà alla pungenza. Peverella deriva da pevero, pepe in dialetto veneto
  • Tazzelenghe, vitigno che genera vini molto tannici che “tagliano la lingua
  • Zucchero e Cannella è così chiamato per la sua capacità di originare mosti colorati e altamente zuccherini
  • Scimixâ il nome deriva dalla punteggiatura presente sull’acino. Punteggiatura che ricorda le cimici chiamate in dialetto ligure “scimiscià”. Qualcuno sostiene che il nome derivi dal fatto che le cimici siano ghiotte di quest’uva.
  • A proposito di insetti il vitigno campano Cacamosca deve il suo nome alla macchie brune presenti sulla buccia, molto simili agli escrementi di mosca.
  • L’uva Grillo si chiama in questo modo perché allieta le notti estive, esattamente come il canto del grillo
  • Oseleta piace molto agli uccelli così come la Passerina ai passeri
  • La Vespolina prende il nome dal fatto che, gli acini, una volta maturi, attraggano fortemente le vespe
  • II Caprettone deve il suo nome alla forma del suo grappolo che ricorda la barbetta della capra. Esiste anche una teoria secondo la quale il nome derivi dal fatto che i suoi primi coltivatori fossero pastori
  • Pecorino, il nome deriva dal fenomeno della transumanza che coincideva con il periodo di maturazione dell’uva. Le pecore erano attratte dai suoi dolci grappoli.
  • Gaglioppo il nome deriva dal greco e significa “bellissimo piede”, ossia il grappolo. L’uva, una volta matura è molto bella
  • Pepella è un vitigno molto particolare che presenta, generalmente, per problemi in fase di fioritura, degli acini di forme differenti. A completa maturazione, alcuni avranno una dimensione “normale”, altri avranno una grandezza nettamente inferiore, assimilabile, come dimensione al grano di pepe.
  • Piedirosso o Per’e Palummo il nome deriva dalla colorazione sui toni di rosso che, al momento della maturazione prendono rachide e pedicello. Una volta colorati ricordano molto le zampe dei colombi
  • Coda di Pecora ha un nome singolare dovuto alla forma del grappolo, che ricorda la coda di un ovino
  • Coda di Volpe, ricorda invece, nella forma la coda delle volpi
  • Il Susumaniello ha la caratteristica di essere un vitigno molto produttivo. A maturazione la pianta si carica esattamente come un somarello
  • Bellone è un vitigno laziale. Già nel Bollettino Ampelografico del 1881, con il termine Bellone veniva indicata una varietà di uva con grappoli grandi, assimilabili ai Belli, una famiglia di vitigni molto diffusi nel Lazio. Per le dimensioni del grappolo viene anche definito Cacchione (cacchio in dialetto nettunense significa grappolo)
  • Grecomusc’ frutto di vecchi ceppi a piede franco ha come caratteristica quella di avere una buccia che cresce in maniera spropositata rispetto alla polpa, al punto di attribuire agli acini un aspetto moscio
  • Pelaverga sembra derivi dal latino pellis virga in riferimento alla tecnica di parziale pelatura dei ramoscelli in modo da favorire la maturazione
  • Avarengo deve invece il nome alla scarsezza e quindi avarizia della sua produzione
  • Minella, ha un acino simile a un minna (seno)
  • Occhio nero raro vitigno a bacca bianca. Deve il suo nome curioso all’aspetto dei suoi acini che, presentano un ombelico molto evidente rendendoli simili a occhi umani.
  • Caricagiola è una varietà a bacca rossa diffusa soprattutto in Gallura. Sembra che sia di origine corsa e chiamato Carcaghjolu nero che significa “nero che dà molta uva
  • Il Monica è un vitigno giunto in Sardegna per opera dei monaci camaldolesi. È da loro che prende il nome
  • L’Impigno è un vitigno a bacca bianca antico. Sembra prenda il nome dal viticoltore che l’ha introdotto per primo in Puglia, nella zona di Ostuni, agli inizi del novecento
  • Turca varietà di uva poco diffusa, prende il nome dal dialetto trentino dove turco significa pesante e duro, come i vini che nascono da questo vitigno.
  • Albarossa è invece il nome attribuito al vitigno piemontese dal Prof. Roberto Paglietta, come omaggio alla città di Alba, capace di incantare per i suoi meravigliosi vini rossi.
  • Bonamico, dal latino Bonamicus, quindi di chiaro valore beneaugurale
  • Pecorino, innocente colpevole, vitigno abruzzese e marchigiano, fresco ed elegante, nonostante il nome evochi immediatamente tutt’altro che un calice di bianco.

Il vino, prima ancora di essere bevuto, si ascolta. E certi nomi restano impressi, fanno sorridere, rompono il ghiaccio, accendono la conversazione.

E tu, ne conosci altri?