Vini dal nome sexy, perché nel vino il nome conta. È il primo sorso, quello che si beve con gli occhi e con la testa, prima ancora di avvicinare il naso al calice. E se è vero che molte etichette cercano rifugio nella classicità, ce ne sono altre che fanno l’esatto contrario: ammiccano, provocano, giocano sul doppio senso e lo fanno con una sicurezza disarmante.

Perché sì, il vino può essere sexy. E quando lo è davvero, non ha bisogno di spiegarsi troppo.

Soffocone di Vincigliata – Bibi Graetz

Classico dell’irriverenza enologica italiana, il Soffocone di Vincigliata nasce da Sangiovese sulle colline fiorentine, in quel territorio storicamente noto come rifugio romantico per coppiette in cerca di privacy e intimità: la zona di Vincigliata, tra Firenze e Fiesole. Bibi Graetz, norvegese di nascita e fiorentino d’adozione, ha saputo cogliere perfettamente lo spirito del luogo, trasformando un’allusione popolare in un’etichetta ormai iconica.

Il termine “soffocone” appartiene al lessico fiorentino più verace e allude a un coinvolgimento fisico… molto ravvicinato.

L’etichetta è incisa all’acquaforte, opera dello stesso Graetz, che, prima di essere vignaiolo è un artista. Un vino che gioca, ma con stile!

.G – Cinzia Canzian

Minimalismo estremo, un solo carattere e un punto. .G. Tutto Ii resto lo fa la mente di chi legge.

Prodotto da Cinzia Canzian, .G è un vino che nasce da Glera. “nato come una provocazione al mondo maschile e a sfidare gli stereotipi legati al vino, poi giocando anche sul fatto che fosse il primo anno della Docg, quindi c’era l’aggiunta della g alla doc, un punto di partenza e non un punto di arrivo.”

.G non si spiega, si intuisce.

69 – Ca’ Perdicchi

Un gioco esplicito.
Il 69 è un vino che non finge di essere altro: il riferimento è chiaro, universale, impossibile da ignorare. E proprio per questo funziona. Sangiovese in purezza, macerazione sulle bucce per circa 10 giorni, svinatura e malolattica in serbatoi d’acciaio, poi riposo per 8 mesi in botti di rovere francese di 15 / 20 Hl prima di essere imbottigliato. Un vino pensato per essere condiviso, più che analizzato.

Baciamisubito – La Scamuzza

Romantico, diretto, senza troppi preamboli.
Baciamisubito è una Barbera del Monferrato giovane e fresca, firmata dalla cantina La Scamuzza. Un vino che invita al primo sorso così come il nome invita al primo gesto.

L’etichetta, curata da Laura Zavattaro Bertone, racconta una storia familiare fatta di semplicità e autenticità. Non c’è volgarità, ma un’ironia tenera, quasi cinematografica.

Merlo della Topa Nera – Gino Carmignani

Il Merlo della Topa Nera è un vino che nasce da uve Merlot. Il nome affonda le radici in un immaginario contadino fatto di soprannomi, doppi sensi e ironia scaramantica.

È un nome che divide: c’è chi ride, chi si scandalizza, chi lo compra proprio per questo. Potere del marketing.

Toccaculo – Tenuta Battifarano

Un vino rosso a base di  Merlot. Questo vino prende il nome del torrente che attraversa la Masseria Battifarano, il “Toccaculo”. Le donne si alzavano la gonna, quando per attraversarlo a piedi cercavano di  non bagnarsi i vestiti.

J’Amis dla Barbisa – Bertolino Jaime

Un Barbera d’Asti che è stato prodotto dal 2016. Barbisa, in dialetto locale, significa vulva. J’amis dla Barbisa significa quinid “amico della vulva”. In etichetta un triangolo nero, oltra a rappresentare un calice ricorda anche il pube femminile. Sembra non venga più prodotto.

Bernarda – Christian Trinchero

Gutturnio piacentino ha un nome che non lascia dubbi così come l’etichetta.

L’immaginazione nel mondo del vino non conosce confini e all’estero meritano una menzione d’onore: 

  • Menage à Trois – blend californiano nato per evocare complicità e trasgressione. Facile da bere, ideale per serate conviviali
  • Fat Bastard – Le Fat Bastard può essere Merlot, Syrah, Cabernet o Pinot Nero. Caratteri sfacciatamente audaci, intrisi di pura gioia di vivere, nati principalmente da vigneti soleggiati nella Linguadoca-Rossiglione, Le FAT bastard incarna appieno la vivacità di questa regione della Francia meridionale.
  • Le Vin de Merd – Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot. Provocazione francese che ribalta i pregiudizi con ironia.
  • Booty call – Usa. Un nome che non lascia spazio a equivoci! Questa etichetta americana della Naked Winery gioca apertamente con l’idea di una “chiamata piccante”. Fa parte di una serie di vini con nomi audaci come Hookup, Foreplay, Bareback, Climax, Escort, Dominatrix, Penetration e Oh! Orgasmic, tutti pensati per evocare un sorriso — e un sorso.
  • Missionary – Sinner’s Red, Caberbet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot

Perché questi nomi funzionano?

Non si tratta solo marketing “sensazionalistico”. Queste etichette colpiscono perché riescono a rompere la serietà che spesso si trova nel mondo del vino, giocano con i doppi sensi e l’immaginazione rendendosi indimenticabili. Usano il linguaggio del corpo e giocano con la complicità di chi beve. Bere è anche giocare, sorridere. Il vino è piacere e seduzione e se si riesce a strappare una risata, forse si ha già vinto la partita.