Vulcanico ed esplosivo. Definisco così il mio fine settimana sul Vesuvio per autoctono campano, l’Hashtag che in brevissimo tempo ha portato dal social alla realtà un gruppo di sommelier e blogger amanti del vino.

Una follia, una “zingarata” di mezza estate. Aerei in ritardo, poco ore di sonno, un calore da “centro della terra”, un’esperienza intensa per cui ne è valsa veramente la pena.

Alle falde del Vesuvio abbiamo scoperto vitigni, vigneti, vini campani e cantine. Abbiamo ascoltato storie di famiglie che lavorano questa terra così difficile eppure magicamente generosa. È un grande amore per le proprie origini che ha portato i produttori incontrati a “rimanere” qui in questa terra di vini doc.

Nel week-end appena trascorso, alla scoperta dei vini campani, sono state tre le cantine visitate.

Il nostro tour Eno gastronomico parte da Terzigno, nel Parco Nazionale del Vesuvio. Qui si trova la “Tenuta le lune del Vesuvio”.

Nata nel 1940 grazie a “Nonno Andrea”, l’azienda, è oggi gestita dai nipoti Andrea e Salvatore. Piedi ben piantati per terra ed uno sguardo rivolto al futuro hanno permesso a questa cantina di raggiungere prestigiosi traguardi nel settore della produzione vinicola.

L’apertura e l’espansione verso i mercati esteri non hanno cancellato il forte legame con le origini contadine.

La Tenuta le lune del Vesuvio è una fattoria enoturistica con maneggio e ristorante. La degustazione dei vini campani può essere accompagnata da primizie della tradizione napoletana a km zero oppure direttamente prodotte in azienda come la “Pellecchiella”, confettura di cipolle ramate alla Lacrima Christi rosso e la marmellata di albicocche. È sotto il portico di questo produttore che ho visto, per la prima volta, il pomodorino del piennolo, appeso in grappolo, secondo antiche tradizioni e conservato fino alla primavera successiva alla raccolta. Dopo la degustazione, per chi lo disiderasse, è possibile una passeggiata in vigna a cavallo.

Su un terreno lavico, scuro e poroso, ricco di minerali fino a 400 m di altezza, affondano le radici vitigni per lo più a piede franco: Piedirosso, Aglianico, Coda di Volpe del Vesuvio e Falanghina.


Le lune del Vesuvio Chiar di Luna vini campani falanghinaChiar di Luna
, Spumante extra dry, metodo Charmat. Falanghina in purezza. La vendemmia manuale avviene a fine agosto, primi di settembre. Rifermentazione per circa 4 mesi e affinamento in bottiglia per 60 giorni.

Veste gialla paglierina con riflessi verdolini in una bollicina abbastanza numerosa e abbastanza fine, si offre al naso con sentori di ginestra, macchia mediterranea, sambuco. All’assaggio fresco, sapido e abbastanza persistente.

 

 

 

 

 

 

Lacryma Christi Le lune del Vesuvio Rosato campanoVigna Rosa, Lacrima Christi del Vesuvio, Vino Rosato, Piedirosso in purezza. Il Rosato che ha conquistato i francesi. Il vino delle tante leggende (vedi approfondimenti) e che maggiormente rappresenta il territorio napoletano, si veste di rosa.

Rosa tenue, presenta profumi di piccoli frutti rossi, mora, lampone e ribes. All’assaggio fresco, buon corpo e persistenza.

 

 

 

 

 

Le lune del Vesuvio donna Carolina vino bianco campanoDonna Carolina, Coda di Volpe in purezza, vendemmiata tra fine settembre e primi di ottobre. Si presenta con una veste giallo paglierino ed offre al naso un intenso se pur poco complesso profumo. Le note sono fruttate, nitida la pesca. Fresco e con buona persistenza.

 

 

 

 

 

 

 

vini rossi O cugnolo Le lune del VesuvioO Cuognolo, Piedirosso in purezza. Chiamato localmente Palummina o Per’ ‘e Palummo. Deve il suo nome, al colore che assumono il rachide e i racimoli con l’approssimarsi della piena maturazione del grappolo. Protagonista assoluto nella provincia di Napoli.

Questo vino campano rosso, vendemmiato nella seconda metà di agosto, si presenta con un colore rosso rubino, note di piccoli frutti rossi, lampone, mora, ciliegia e peperone. Caldo, morbido, tannino poco astringente.

 

 

 

 

 

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Trecase in visita a Casasetaro, altra realtà che negli anni si è molto impegnata nella salvaguardia della storia della viticoltura vesuviana.

La visita parte da una struttura del 1849, un luogo magico che racconta non solo la bellissima storia di questa famiglia, ma anche la storia di tutti noi. È stata per loro la prima cantina ed è stato anche un luogo di rifugio durante la seconda guerra mondiale. Spazi stretti e bui, sicuri.

Un’azienda che produceva ortaggi e vino sfuso è stata completamente trasformata grazie a Massimo. La produzione oggi si può definire, come piace a lui, “sartoriale”. A Massimo non piaceva cedere le proprie uve di alta qualità. Nella fase di restyling aziendale ha perseguito l’idea di un “progetto di vita”. Casasetaro, dal 2004 è il nome di questo pensiero. Desiderava qualcosa di importante per la sua famiglia e per le generazioni future. Un progetto in cui i suoi figli ed i suoi nipoti si potessero confrontare di nuovo con la natura. Allo stesso tempo un progetto che potesse mettere in luce il Vesuvio e le sue eccellenze, realtà che ancora oggi fatica a trovare la giusta collocazione nel mondo del vino.

Il progetto Casasetaro, casa-bottega, parte con il riconoscere valore ai vitigni autoctoni. Piedirosso e Caprettone, vitigno a bacca rossa e bianca principali del Vesuvio, ma anche Falanghina, Greco, Fiano e Aglianico. Uve fortemente riconoscibili che nascono da viti centenarie, a piede franco, inizialmente coltivate a pergola, ora a spalliera, guyot e cordone speronato. Un patrimonio, anche genetico, che è stato sapientemente “preservato”.

Massimo ha preferito sacrificare l’estetica di filari ordinati, esaltando la bellezza di queste piante antiche, segnate dallo scorrere del tempo, un valore aggiunto in termini agronomici ed enologici, davvero importante. Affascinante la vite di oltre 200 anni che fiera emerge dalla lava solidificata. Poesia pura.

Vigna di casa setaro Vite di 200 anni di casa setaro anna corrù wine blogger

Gli ettari vitati sono 12, tutti compresi tra i 200 ed i 350 m.s.l.m., in regime biologico, nessun concime chimico, nessun diserbante. Lapilli, minerali e rocce effusive arricchiscono il mosaico di sfumature del varietale, che Casasetaro tende a valorizzare.

Attenzione e pulizia sono altri fattori che contribuiscono ad originare un’uva sana, ottimo punto di partenza per un vino di qualità.

Dalla vecchia struttura ci siamo spostati poi alla nuova, cantina moderna, attrezzata, esattamente sotto la casa di Massimo. La cena si è svolta nel suo giardino e, oltre ai suoi vini dalle etichette colorate, una degustazione alla cieca, ha permesso di degustare anche i vini di altri produttori del territorio.

Casa Setaro anfora Casa Setaro cantina Io e Massimo di Casa Setaro Casa Setaro botte

 

Casa Setaro, Pietrafumante, primo metodo classico da caprettone del Vesuvio vini campaniPietrafumante, è il primo metodo classico Dosaggio Zero da Caprettone prodotto sul Vesuvio. Selezione manuale delle uve, fermentazione per 24 giorni e riposo sui lieviti per 30 mesi.Color giallo paglierino cristallino. Perlage fine, numeroso e abbastanza persistente. Al naso intenso complesso e fine. Interessante la nota di burro e brioche, seguita da una nota floreale e fruttata di agrumi. Cremoso all’assaggio, fresco, sapido e persistente. Uno spumante sicuramente elegante.

 

 

 

 

 

 

Munazei bianco casa setaro doc bianco vini campani

Munazei bianco, 100% Caprettone. Selezione manuale delle uve, fermentazione a temperatura controllata delle uve per 20 giorni, affinamento in acciaio per 6 mesi cui segue affinamento in bottiglia per due mesi.
Giallo paglierino, fruttato con interessanti note di agrumi e floreale. Un vino che si lascia bere con molta facilità. Fresco, sapido, minerale, persistente. Denominazione di origine controllata.

 

 

 

 

 

 

Fuocoallegro casa setaro vini del Vesuvio vini rossi campaniFuocoallegro, 100% Piedirosso, da Tirone della Guardia. Selezione manuale delle uve, criomacerazione fino a 48 ore, fermentazione a temperatura controllata per circa 12 giorni e affinamento in anfora e botti grandi di rovere per 10 mesi. Uno dei 7 vini italiani che rientrano tra i 50 vini migliori del mondo. 

Un’interpretazione sicuramente interessante di questo vitigno, la cui degustazione è stata allietata dalla recitazione da parte di Yuri Buono della poesia di Antonio de Curtis, Si fosse n’auciello.
Si fosse n’auciello, ogne matina vurria cantà ‘ncoppa ‘a fenesta toja: “Bongiorno, ammore mio,bongiorno, ammore!”. E po’ vurria zumpà ‘ncoppa ‘e capille e chiano chiano, comme a na carezza, cu stu beccuccio accussi piccerillo, mme te mangiasse ‘e vase a pezzechillo… si fosse nu canario o nu cardillo.
Color rosso rubino intenso, floreale e fruttato con sentori erbacei e di sottobosco, mora matura e spezie. Tannino non scalpitante, bel finale.
Don Vincenzo Riserva Casa Setaro vino rosso della campaniaDon Vincenzo, unico uvaggio di Casa Setaro e unica vigna. 2017, appena imbottigliato, un’anteprima. Riserva, 70% Piedirosso, 30% Aglianico leggermente surmaturo, vitigni a 250-350 m.s.l.m.  Selezione manuale delle uve, criomacerazione fino a 72 ore e fermentazione controllata per 12 giorni. Affinamento in botti grandi di rovere francese da 20 quintali, per 24 mesi cui segue riposo per 6 mesi in bottiglia.
Con un colore rosso rubino intenso, si apre al naso con note floreali e fruttate. Minerale all’assaggio, fresco, sapido, speziato, tannino non invadente, persistente. Un vino che mi ha piacevolmente sorpresa.
Scegliete tra le interessanti winexperience proposte dalla cantina.
Ultima visita per me, prima del rientro, a Boscotrecase dalla cantina Sorrentino. È la vulcanica Benny a guidarci tra le viti della tenuta. La sua prima vendemmia, con la nonna, a sette anni. Un racconto bellissimo ed appassionato attraverso la storia della sua famiglia, attraverso le sue scelte personali, scelte in vigna ed in cantina.
tenuta Sorrentino cartello Vista sul golfo di Sorrento tenuta Sorrentino
La storia della cantina Sorrentino è una storia tutta al femminile. Determinante la figura della nonna Benigna che, dopo aver nutrito un odio per la terra, rivede questo sentimento. Ritorna alle origini, alla viticoltura, innamorandosene perdutamente. Benigna, Benita per il suo carattere austero, preserva i vitigni autoctoni, consegnando un inestimabile patrimonio alle generazioni future.
Benny sceglie enologia, prima enologa in Campania, il suo entusiasmo travolgente lo ritroviamo, in degustazione, nei suoi vini campani profondamente espressivi.

Grande recupero dei vitigni e salvaguardia di un territorio ricco e prezioso. Conduzione biologica. Benny ci racconta, di aver appoggiato, appena entrata in azienda un’idea del padre. Un’idea ritenuta dai più, una vera follia, ma trasformata in progetto reale.

Pergola Tenuta Sorrentino vini campani

Le vigne vengono portate a 500 m.s.l.m. La cantina Sorrentino è la prima a sperimentare la viticoltura a questa altitudine del Vesuvio. Dietro questo progetto la consapevolezza di un territorio straordinariamente generoso. Tanto lavoro, mappatura del terreno, selezione delle parcelle e dei vitigni idonei: caprettone e Falanghina. È Vigna Lapillo, da cui nasce il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco, vino dal carattere decisamente identitario.

Dore spumante vino campanoLa degustazione parte, in uno dei punti panoramici più belli della tenuta, dallo spumante Doré, primo Lacryma Christi del Vesuvio. Deriva per il 90% da uve Caprettone e per il 10% da Falanghina raccolte a mano. Vinificazione in acciaio con rifermentazione in autoclave lunga, 8 mesi.

Una bollicina abbastanza fine in uno spumante giallo paglierino profumato, fresco, dalla bella beva.

Benita 31, Caprettone 100%. Il vino dedicato alla nonna. Vendemmia manuale a metà settembre, vinificazione in acciaio.

Giallo paglierino con riflessi appena dorati,  si apre al naso su sentori minerali, pietra focaia, poi iodio e frutta a polpa gialla, note floreali e di muschio. Il sorso, perfettamente corrispondente al naso è fresco e sapido, di ottima bevibilità.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Doc Vigna Lapillo 2018, Caprettone 80%,  Falanghina 20%, Vendemmia manuale a fine settembre, vinificazione in acciaio; affinamento sur lies per 8 mesi. Si presenta in una veste gialla paglierina, al naso intenso complesso e fine con note floreali e fruttate. Interessante la nota di mandorla. All’assaggio persistente mosca freschezza e sapidità.

Lacryma Christi RosatoPiedirosso 90 %, Aglianico 10%, Vendemmia a Metà Ottobre. Dal colore rosa tenue, al naso intenso e complesso con note fruttate di pesca e albicocca. All’assaggio fresco, persistente, molto gradevole.

Vigna lapillo bianco di Tenuta Sorrentino Benita 31, caprettone in purezza di Tenuta Sorrentino vino bio campano pasta al pomodoro con vini campani Lacrima Christi 5 viti Sorrentino vino rosato campano

Vini rossi: Vigna Lapillo Rosso, Piedirosso 80%, Aglianico 20%,Vendemmia manuale a fine settembre, vinificazione in acciaio e affinamento in tonneau. Rosso rubino intenso, all’olfatto intenso e ampio. Sentori fruttati di amarena, fragola e prugna, nota speziata di pepe, balsamico. All’assaggio di corpo e persistente, tannino fine, elegante.

Frupa, 100% Piedirosso. Affinamento di 12 mesi in botti di Allier. Vino dal colore rosso rubino intenso. Al naso emerge subito una nota balsamica. Poi profumi di piccoli frutti rossi, speziatura. All’assaggio intenso e persistente.

Sorrentino Vigna Lapillo rosso vini della campania rossi Frupa Piedirosso in purezza vini campani rossi

winelover visita cantine campane

Immerse nei vigneti e con vista mare, sono collegate le sistemazioni arredate in stile rustico e dotate di tutti i servizi necessari per una vacanza rilassante.

APPROFONDIMENTI: Il Vesuvio Lacrima Christi ha una storia che è un intreccio tra leggende e realtà. La leggenda più conosciuta vuole che Lucifero, cacciato dal Paradiso, cadendo verso gli inferi, strappò un lembo di Paradiso, strascinandolo con sé. Portato nel Golfo di Napoli, diede origine al Vesuvio. Dio, riconosciuto questo come luogo del furto, iniziò a piangere. Dalle lacrime nacque la prima vite.

Una seconda leggenda, invece, racconta che Gesù, durante un pellegrinaggio, incontrò un eremita che viveva sul Vesuvio. Assetato gli chiese dell’acqua. Per ringraziarlo del gesto, trasformò l’acqua in vino.