Nuova chiamata da autoctono campano. La provincia del press tour, questa volta, è Caserta. Tre aziende, tre famiglie, tre storie e tre filosofie differenti.

Protagonisti il Pallagrello Bianco e Nero ed il Casavecchia. Il viaggio comincia dall’azienda Alepa di Paola Riccio a Caiazzo.

Ho conosciuto questa donna dalla forte personalità durante il lock down, nelle puntate di women in wine di @wineloversitaly.
Dopo la laurea e qualche anno di lavoro in finanza, Paola prende in mano l’azienda di famiglia e si dedica alla produzione principalmente di Pallagrello Bianco e Nero.

Il nostro arrivo nella sua cantina viene preceduto da una lettera.

Paola precisa di non avere una cantina attrezzata per un certo tipo di “hospitality” e che saremo accolti nella sua dimora. Varcato il cancello ci sentiamo subito “a casa”. Un lungo tavolo in legno e sedute di paglia di fronte alla vigna. Un clima ospitale.

Paola Riccio Alepa

Nella sua casa-bottega in stile coloniale immersa nel verde, Paola ci racconta la sua storia di produttrice. Nel 2003 trasforma Alepa in azienda vitivinicola occupandosi in prima persona della vigna, della cantina e della distribuzione dei suoi vini.
Ci racconta del suo passaggio da una produzione convenzionale ad una produzione “naturale”.

La degustazione ha inizio con i suoi pet-nat.
Tre assaggi completamente differenti di bottiglie destinate solo ed esclusivamente al consumo famigliare. Esperimenti, prove.

Il primo da Pallagrello Bianco, con canapa Macerata. Il secondo, Greco e Falanghina, torbido, dal colore dorato intenso, tannico all’assaggio ed il terzo, sempre Greco e Falanghina, senza macerazione. Assaggi che diventano un modo davvero originale di entrare in contatto con i vini di Paola.

Questa etichette non sono in commercio, ne vengono prodotte poche bottiglie ogni anno. Ogni bottiglia un mondo a sé, ogni bottiglia un’esperienza diversa. Un viaggio, quello tra i vini di Paola, partito proprio all’insegna della diversità.

Il racconto procede portandoci al tempo dei Borboni e del loro amato Pallagrello.

Riccio Bianco. IGT  terre del Volturno Pallagrello Bianco. Assaggio di “Convenzionale “. Figlio della vecchia impostazione. Annata 2013. Imbottigliato nel 2016. Sentori prevalentemente erbacei lasciano spazio a note fruttate. All’assaggio bella sapidità. Grande potere di invecchiamento.

Privo l’Eretico bianco da Pallagrello bianco, IGT terre del Volturno 2018, è invece un Macerato, l’Orange Wine di Casa Alepa. Non chiarificato, non stabilizzato, zero solfiti, lieviti indigeni da pied de cuve. Uva e bisolfito solo all’ammostamento. Sette giorni di macerazione, 12 mesi in legno di castagno ed un anno di acciaio. Colore dorato. Floreale, fruttato, all’assaggio tannico poi grande sapidità. Sorso pieno e persistente. Un’espressione particolare di questo vitigno a cui Paola dedica molta attenzione e studio. Etichetta disegnata da Fabio Bonetti.

Casa di Campagna, vino naturale, blend di Falanghina e Greco (con macerazione). Fatto da sempre, da prima della commercializzazione dei vini di Alepa. È una bottiglia “di famiglia”, produzione limitata. sentori fruttati che passano dalla mela croccante alla castagna. Sorso minerale.

Riccio Nero. IGT Terre Del Volturno 2009. Da Pallagrello nero, dalla Riserva aziendale. Non voluttuoso, asciutto, con sentori di sottobosco, spezie. Bella spinta acida.

Chiude la degustazione I santi, un vino speciale. Anno 2016. Pallagrello Bianco da Vendemmia Tardiva con Uve Botritizzate. Fermentazioni Spontanee. Affinamento 8 Anni in Acciaio. Non Filtrato. Senza Solfiti Aggiunti. Titolo alcolometrico 18.50%.

Pet Nat Paola Riccio Riccio Bianco Paola Riccio Privo Eretico Paola Riccio

Riccio Nero Paola Riccio Alepa Casa di Campagna Paola Riccio I Santi Paola Riccio Alepa

Ringrazio in modo particolare Paola Riccio, per avermi ospitata nella residenza estiva dei genitori e per la splendida colazione con assaggio di una nuova versione de I Santi direttamente dalla cisterna.

Seconda tappa del tour: Fattoria Piccirillo. azienda agricola nata nel 98, a conduzione famigliare. La passione passa da Carmine a Giovanni rispettivamente padre e figlio. Dopo la laurea in enologia, Giovanni intraprende un percorso all’estero: Bordeaux, Champagne, Montréal.

Si accorge dopo quest’ultima esperienza che l’America è in Italia e ritorna in provincia di Caserta a “progettare vino” su 3 ettari di vigneto e per una produzione di 15.000/20.000 bottiglie all’anno.

Una parte molto interessante del racconto di Giovanni riguarda la sua tesi sperimentale, in cui, aiutato dal prof. Luigi Moio crea una bolla da Pallagrello Bianco. Un esperimento ben riuscito grazie alla grande potenzialità del vitigno e al grande studio.

Perfetto stile “vin de garage”. Tutto parte dalla vigna. Radici che affondano in argille che si ritraggono fino a formare fessure di 2 metri e, per questo, vengono zappate. L’uva resta protetta dalle foglie. Solo sul lato est, una breve esposizione al sole, il mattino.

Degustazione Masseria Piccirillo

Prima GioiaMetodo Classico 2019. Le uve vengono vendemmiate per il 30% dalla Pergola, molto produttiva. Vengono raccolte le uve più acerbe da una vigna e da un’altra, invece, quelle più aromatiche.
Entrambe a fine agosto. Venti mesi sui lieviti per un vino che esordisce al naso con sentori floreali e fruttati. Camomilla che emerge buona acidità.
Emozionante l’apertura a la volée del Prima Gioia 2014. La bottiglia della tesi. Ringrazio molto Giovanni per averla condivisa con noi.

Interessante e sorprendente la degustazione che ha messo a confronto vini provenienti da suoli diversi. Giovanni è enologo anche per la cantina Alois. Mentre l’azienda Piccirillo ha uve su un terreno calcareo, l’azienda Alois ha proprietà su un terreno sabbioso, vulcanico.

Degustazione Masseria Piccirillo

L’incidenza di queste componenti è tutta nei bicchieri. Dal terreno calcareo vini più minerali con sentori di pietra focaia, dal terreno sabbioso vini con più estrazione, più astringenti. Per tutti noi messi alla prova, una lezione entusiasmante.

Terza ed ultima tappa del tour campano: Vigne Chigi. Un’azienda a conduzione famigliare fondata da Giuseppe Chillemi.
Vigne Chigi si trova sul territorio di Pontelatone. Una cantina piccola ma attrezzata ed una produzione annuale di 40.000 bottiglie che esprimono il territorio attraverso i vitigni Pallagrello Bianco e Nero e Casavecchia. La viticoltura è biologica.
Prima di passare alla degustazione il produttore ci racconta del suo impegno nella promozione del territorio.
Vigne Chigi è per 8 anni, sponsor della Reggia di Carditello all’interno della quale sono state piantate due vigne dimostrative.

 

Gli assaggi partono da Rosa Canina, un rosato da Pallagrello Nero che, con un titolo alcolometrico di 13,5 si presta a curiosi abbinamenti e sperimentazioni. La nota minerale viene preservata grazie ad una vendemmia leggermente anticipata. Un rosato che sorprende per i sentori di pompelmo rosa, pepe e spezie.

Pallagrello Bianco. Poco complesso al naso, si presenta con un’ottima persistenza e sentori molto freschi di agrumi.

Pallagrello Nero con un tannino ben presente offre note di pepe.

Casavecchia IGP, 6 mesi in barrique presenta note di piccoli frutti rossi, mora, lampone e note floreali. Fresco e sapido

Cretaccio, Casavecchia in purezza. 5/6 mesi in barrique di rovere e affinamento di 6 mesi in bottiglia. Qui la frutta diventa decisamente più matura, mora in confettura. Interessante consistenza. Rimangono freschezza e sapidità.

Su tutte le etichette le immagini dei cani che tanto parlano di territorio. Sono infatti riportati i cani da caccia dei Borboni.

Rosa Canina Rosato vigne chigi pallagrello bianco Vigne chici Casavecchia vigne chigi pallagrello nero Vigne chigi Cretaccio Vigne chigi